L’analisi tattica di Juventus-Tottenham 2-2

Dieci minuti da sogno, poi l’incubo della rimonta. Nell’andata dell’ottavo di finale di Champions League, la Juventus era partita benissimo, bucando la porta di Lloris due volte in appena nove minuti. Nonostante il doppio vantaggio, però, i bianconeri non sono riusciti a portare a casa la vittoria, complici l’errore dal dischetto di Higuain, autore della doppietta iniziale, e le reti di Kane ed Eriksen.

Il 2-2 finale mette in pericolo gli uomini di Allegri, che a Londra, il prossimo 7 marzo, dovranno necessariamente vincere. Una situazione identica a quella di due stagioni fa, quando allo Stadium la Juve pareggiò con lo stesso punteggio contro il Bayern Monaco. Quella volta i bianconeri vennero eliminati ai supplementari, dopo aver subito il pareggio al 91′.

In attesa della partita di ritorno, con la speranza che non si concluda allo stesso modo, approfondiamo il discorso del big match appena disputato con la consueta analisi tattica dell’incontro.

Analisi tattica: Juventus-Tottenham 2-2

Allegri rispolvera il 4-2-3-1, con Buffon in porta, De Sciglio, Benatia, Chiellini e Alex Sandro in difesa, Khedira e Pjanic in mediana, Bernardeschi e Mandzukic sulle fasce e Douglas Costa dietro all’unica punta Higuain. Stesso modulo per Pochettino, che si affida a Lloris tra i pali, Aurier, Sanchez, Vertonghen e Davies in difesa, Dier e Dembélé a centrocampo, Eriksen, Dele Alli e Lamela sulla trequarti e Kane in attacco.

Dopo neanche centoventi secondi, la Juventus va in vantaggio con Higuain, che sugli sviluppi di un calcio di punizione battuto da Pjanic trafigge Lloris con un bel diagonale al volo. Splendido il gesto tecnico dell’argentino, ma è pessima la marcatura di Dele Alli.

La difesa del Tottenham va in affanno sia in fase di costruzione che in quella di copertura. Subito dopo l’1-0, un errore grossolano di Davinson Sanchez viene graziato dalla posizione irregolare di Mandzukic, mentre all’8′, su un cambio di gioco dello stesso attaccante croato, Davies atterra in area Bernardeschi, regalando di fatto a Higuain la rete del 2-0 dagli undici metri.

È una Juventus perfetta quella dei primi dieci minuti, con Khedira che non rinuncia mai a proporsi sulla linea di Douglas Costa e il tridente offensivo perfetto nel garantire ampiezza alla manovra. Nel reparto difensivo degli Spurs si fa sentire l’assenza di Alderweireld, il vero regista arretrato della squadra. Ma paradossalmente, dopo il doppio svantaggio, il Tottenham inizia a giocare meglio. Col passare dei minuti gli inglesi alzano il proprio baricentro, schiacciando sempre più i bianconeri. E la porta di Buffon diventa incredibilmente facile da raggiungere, come dimostrano le tre occasioni capitate a Kane. L’attaccante inglese fallisce le prime due grazie ad altrettanti interventi di Buffon (mostruoso il secondo), ma alla terza, lanciato in profondità da Delle Alli, non sbaglia, firmando il 2-1.

Fondamentale il pressing a centrocampo da parte del Tottenham. Le ultime due azioni raccontate nascono da altrettanti palloni persi da parte dei bianconeri nella zona mediana, dove Khedira soffre i continui raddoppi di marcatura da parte dei vari Dembele, Alli ed Eriksen. In particolare, il danese, autentico tuttocampista, è il faro di Pochettino. Partendo da destra, il numero 23 va ad accentrarsi per ricevere palla e allo stesso tempo favorire la salita di Aurier. Negli attacchi degli Spurs è l’assenza di Matuidi a farsi sentire: Khedira e Pjanic vengono lasciati troppo soli, e Mandzukic è costretto a schiacciarsi. Non è un caso che la Juve abbia occasioni solo in contropiede o grazie gli strappi in velocità di Douglas Costa. Nell’ultima ripartenza del primo tempo, Aurier conferma i problemi difensivi dei londinesi provocando il secondo calcio di rigore, che Higuain calcia sulla traversa.

La ripresa prosegue sulla falsariga della prima frazione. Nonostante il tentativo di Bernardeschi, gli uomini di Allegri faticano contro la classe e l’intensità degli avversari. E al 71′ arriva il gol di Eriksen, su un calcio di punizione dal limite dell’area sul quale Buffon non è perfetto.

Neanche gli ingressi di Bentancur (che rischia il rosso per un fallaccio su Davies) e Sturaro al posto degli spenti Khedira e Mandzukic rinvigoriscono i bianconeri, a cui non basta una reazione di nervi una volta subito il 2-2.

Juventus: cosa ha funzionato e cosa no

Diciamolo subito: il 4-2-3-1 non ha funzionato. Nelle ultime diciassette partite la Juventus ha subito tre gol, e in tutti e tre i casi era schierata col 4-2-3-1 (ieri e nel secondo tempo contro il Verona). Con questo modulo la Juventus si scopre troppo, soffrendo tantissimo i trequartisti avversari. Attualmente l’assenza di Matuidi è più importante di quella di Dybala. Khedira e Pjanic non solo hanno perso quasi tutti i duelli fisici a metà campo, ma non sono andati oltre il 70% di passaggi riusciti: Dier e Dembélé, al contrario, hanno chiuso il match rispettivamente con 88.9% e 94.9%.

I bianconeri sono andati in difficoltà di fronte a una squadra coraggiosa, che nonostante i limiti difensivi ha deciso di giocarsela a viso aperto, comandando spesso il gioco. La densità territoriale è stata spesso a favore del Tottenham, con Bernardeschi e Mandzukic che hanno sofferto le avanzate dei terzini.

Tra le note positive c’è Douglas Costa, forse l’uomo più in forma a disposizione di Allegri. Il brasiliano ha approfittato delle debolezze di Aurier e Sanchez, e sarà proprio su questo che la Juventus dovrà lavorare a Wembley. Negli scorsi anni il Tottenham non aveva mai evidenziato lacune difensive gravi, tuttavia l’addio di Walker e i continui infortuni di Alderweireld e Rose hanno pesato come macigni. Per questo fare risultato a Londra non è impossibile, ma servirà un’altra Juve.

Paolo Gaetano Franzino

Nato a Roma nel 1993, laureato in Scienze della Comunicazione nel 2015. Scrivo di calcio internazionale su “Fox Sports”, di calcio regionale su “Il Calcio di Max” e di calcio in generale su “Parola al calcio”.