L’analisi tattica di Liverpool-Manchester City: il capolavoro di Klopp

Inauguriamo con Liverpool-Manchester City un nuovo appuntamento targato “Parola al calcio”. Parliamo dell’analisi tattica: ogni settimana analizzeremo un big match del campionato italiano o estero, sottolineando il bello e il brutto di quanto visto all’interno dei novanta minuti di gioco. Ecco, dunque, l’approfondimento del big match della 23° giornata della Premier League: partiamo dalle formazioni.

Klopp è costretto a fare a meno dei soliti infortunati Clyne, Moreno ed Henderson, ai quali si aggiunge il convalescente Lallana, in panchina assieme a Mignolet. Tra i pali, infatti, il tecnico tedesco preferisce puntare su Karius; davanti a lui, la difesa è composta da Joe Gomez e Robertson sulle fasce e, complice l’infortunio del nuovo arrivato Van Dijk, da Lovren e Matip al centro. Nel vertice basso del centrocampo c’è Emre Can, assistito dagli interni Oxlade-Chamberlain e Wijnaldum. Il tridente è composto da Salah, Firmino e Mané.

4-3-3 anche per Guardiola, che davanti a Ederson schiera Walker, Stones, Otamendi e Delph, con De Bruyne, Fernandinho e Gundogan a metà campo e Sterling, Aguero e Sané in attacco. Assenti, tra le file dei Citizens, Kompany, Mendy e Gabriel Jesus, con David Silva in panchina.

L’analisi tattica di Liverpool-Manchester City

Il canovaccio della partita è chiaro fin dai primi minuti. Il Manchester City inizia puntando come al solito sul possesso palla per schiacciare gli avversari, mentre Klopp si difende con un pressing altissimo: l’intenzione dell’ex tecnico del Borussia Dortmund è quella di attaccare il primo portatore di palla avversario, senza concedere il tempo di ragionare agli uomini di Guardiola. Nell’idea di Klopp è essenziale il compito svolto da Oxlade-Chamberlain, che si rivelerà il migliore in campo: l’ex Arsenal, schierato alla De Bruyne, diventa presto utilissimo per spezzare le trame di gioco del Manchester City e fornire palloni al tridente. È proprio lui a sbloccare la gara al 9′, con un tiro dal limite dell’area eseguito dopo una bella accelerazione.

L’ottimo primo tempo del Liverpool viene rovinato dal pareggio di Sané, che al 44′ salta Joe Gomez e Matip beffando Karius sul palo del portiere. Nell’azione vengono fuori tutte le difficoltà dei Reds, una squadra bella dal centrocampo in su quanto fragile dal punto di vista difensivo.

Nella ripresa, Otamendi colpisce la traversa con un colpo di testa, mentre Mané prende il palo con un destro a giro. I padroni di casa si fanno pericolosi anche con Chamberlain e Salah, e a quel punto diventa evidente la difficoltà dei calciatori del Manchester City di tenere stretti i reparti. Al 60′ è ancora Chamberlain a partire in velocità a centrocampo, stavolta l’esterno serve in profondità Firmino, che vince il contrasto con Stones, troppo leggero in copertura, e batte Ederson sul palo più lontano. Seguono otto minuti da incubo per gli ospiti, i quali, alla ricerca immediata del pareggio, subiscono il 3-1 in contropiede: Otamendi è protagonista in negativo, Salah approfitta dell’errore e va da Mané, che fulmina il portiere avversario con un siluro all’incrocio dei pali.

Il Liverpool è in trance agonistica e fa… il Manchester City, dominando gli avversari dal punto di vista territoriale. Le fiammate dei Reds non lasciano speranze ai Citizens, che incassano il 4-1 sul mancino da fuori di Salah, bravo nel recuperare palla su un rilancio affrettato di Ederson. I biancocelesti riescono a realizzare due gol nel finale, uno con Bernardo Silva, che approfitta di un rimpallo favorevole e di una marcatura approssimativa di Robertson (il terzino si stringe troppo verso il centro dell’area), l’altro con Gundogan, che sfrutta un errore di Lovren su un pallone alto.

Liverpool a due facce, Manchester City irriconoscibile

Klopp ha voluto affrontare a viso aperto il Manchester, proprio come all’andata. All’Etihad Stadium l’espulsione di Mané aveva complicato una gara fino a quel punto equilibrata, ma stavolta, in parità numerica, il Liverpool ha condotto una gara eccezionale. Tridente e centrocampo si sono messi in mostra anche nel recupero del pallone, concedendo agli avversari un 65% di possesso palla alquanto sterile. I padroni di casa, nonostante abbiano completato la metà di passaggi rispetto ai loro avversari, (278 a 572), sono arrivati al tiro più spesso (16 conclusioni a 11), superandoli anche del dato relativo ai contropiedi (2-0). Per un giorno si è rivisto il Manchester della passata stagione, sorpreso da una squadra che invece di attendere nella propria metà campo ha deciso di puntare sull’intensità, la kryptonite per antonomasia del tiki-taka di Guardiola.


La perfetta manovra offensiva degli uomini di Klopp è stata rovinata da tre gol evitabilissimi, causati, tutti e tre, da errori individuali macroscopici. Per fortuna dei Reds, hanno sbagliato pure Otamendi, Stones ed Ederson, ma è lampante il fatto che l’allenatore tedesco dovrà effettuare delle migliorie: al di là dei limiti tecnici dei protagonisti – nessuno dei quattro difensori impiegati contro il Manchester City ha le qualità per giocare in un top club –, segnare quattro gol e non avere la certezza della vittoria rappresenta un grosso campanello d’allarme. La gara ha certificato ancora di più la netta differenza tra il reparto avanzato e quello arretrato del Liverpool e allo stesso tempo ha messo in luce un difetto “storico” dei Citizens, che tuttavia non era ancora comparso in questa stagione. Per un giudizio totale sui punti deboli dei calciatori di Guardiola bisognerà comunque aspettare qualche partita e vedere se già dal prossimo incontro tornerà lo “Shark Team” ammirato finora.

Paolo Gaetano Franzino

Nato a Roma nel 1993, laureato in Scienze della Comunicazione nel 2015. Scrivo di calcio internazionale su “Fox Sports”, di calcio regionale su “Il Calcio di Max” e di calcio in generale su “Parola al calcio”.