L’analisi tattica di Liverpool-Tottenham 2-2

Su Parola al calcio torna l’analisi tattica in occasione di Liverpool-Tottenham, la gara di cartello della 26° giornata di Premier League, terminata sul 2-2 dopo le reti di Salah (doppietta), Wanyama e Kane. Un match divertente, soprattutto nell’ultimo quarto d’ora, che iniziamo a raccontare dalle formazioni.

Solito 4-3-3 per Klopp, con Karius tra i pali, Alexander-Arnold, Lovren, Van Dijk e Robertson in difesa, Can, Hernderson e Milner a centrocampo, Salah, Firmino e Mané davanti. Pochettino risponde con un 4-3-1-2 in cui figurano Lloris in porta, Trippier, Sanchez, Vertonghen e Davies in difesa, Dembélé, Dier e Dele Alli in mediana, Eriksen sulla trequarti e la coppia Kane-Son in attacco.

Sorprende la scelta del tecnico argentino di affidarsi al rombo di centrocampo, una soluzione tattica che l’ex Espanyol aveva finora preferito utilizzare in mancanza di pedine fondamentali del 4-2-3-1 o del 3-4-2-1. L’intenzione di Pochettino è quella di infoltire la zona mediana nel tentativo di contrastare l’intensità dei Reds e in particolare gli inserimenti di Milner, oggi chiamato a svolgere il ruolo che fu di Lallana, nella stagione scorsa, e di Oxlade-Chamberlain, nelle ultime partite.

Analisi tattica: Liverpool-Tottenham 2-2

Klopp non cambia modulo e i primi duecento secondi gli danno ragione. Al 3′ il Liverpool è già in vantaggio, complice un errato posizionamento della linea difensiva degli Spurs e soprattutto un retropassaggio folle di Dier. Ne approfitta Salah, che sfugge a Sanchez e batte Lloris firmando il gol numero venti in Premier League.

La difesa alta richiesta da Pochettino non paga. Salah, Mané e Firmino sono troppo veloci e imprevedibili per la retroguardia degli Spurs, in affanno per tutta la prima frazione. Come affrontare il Liverpool ce lo ha insegnato paradossalmente lo Swansea. I gallesi, due settimane fa, hanno battuto i Reds schierandosi con un 5-4-1, facendosi schiacciare per tutta la partita ma neutralizzando il tridente avversario con una linea difensiva posizionata praticamente a ridosso del portiere. L’esatto contrario di ciò che fece Guardiola otto giorni prima, quando il tecnico spagnolo pagò la scelta di affrontare a viso aperto i velocissimi attaccanti del collega tedesco, serviti costantemente in profondità dalle retrovie.

Tornando alla gara, se le due squadre vanno all’intervallo sull’1-0, la colpa è solo della mancata precisione di Firmino e dell’errore di Eriksen, nell’unica fiammata del Tottenham. Il canovaccio del match rimane lo stesso anche nel secondo tempo, con gli uomini di Pochettino in netta difficoltà nel creare occasioni da rete a causa dell’ormai famoso “gegenpressing” di Klopp (per chi non lo sapesse, il modo di recuperare palla nel minor tempo possibile, marchio di fabbrica dell’ex allenatore del Borussia Dortmund). Ma all’80’ un bolide di Wanyama, subentrato un minuto prima a Dembélé, permette agli Spurs di agguantare il pareggio, facendo incredibilmente saltare tutti gli schemi. I quindici minuti successivi al gol del keniota sembrano provenire da un’altra partita. All’83’ è Kane ad approfittare della difesa alta per sfuggire ai centrali del Liverpool (anche se l’inglese parte in fuorigioco): Karius lo stende e l’arbitro decreta il rigore, ma dal dischetto lo stesso numero dieci si fa ipnotizzare dall’estremo difensore.

Nel recupero Salah firma la doppietta con una magia, battendo ancora Lloris dopo aver superato tre avversari con due dribbling. Sembra finita ma non lo è, perché al 94′ Lamela cade in area dopo un leggerissimo contatto con Van Dijk: per il guardalinee è ancora penalty, e stavolta Kane non sbaglia, siglando allo stesso tempo il 2-2 finale e il centesimo gol con la maglia del Tottenham.

Il commento

Difficile analizzare tatticamente l’ultimo quarto d’ora, con le due formazioni gettatesi all’attacco per conquistare i tre punti. Nel finale la voglia di vincere ha completamente prevalso sugli schemi provati in settimana, regalando agli spettatori un’emozione dopo l’altra. Il Liverpool si è confermato forte con le grandi e debole con le piccole, e il motivo di ciò, oltre che all’aspetto mentale, è da ricondursi in parte all’atteggiamento tattico delle big inglesi, completamente differente a quello dei club di bassa classifica (vi rimandiamo al discorso sul 5-4-1 dello Swansea di qualche riga fa). Il tridente composto da Salah, Firmino e Mané diventa (quasi) perfetto in Premier League, dove le difese non sono tatticamente preparate come quelle che si vedono in Serie A. Inoltre, la presenza di un incursore alle spalle di Firmino non fa altro che aumentare la pericolosità offensiva dei Reds.

Il Tottenham, in particolar modo nel primo tempo, è andato spesso in confusione di fronte all’imprevedibilità della manovra di Klopp, con i terzini che difficilmente riuscivano a coprire le avanzate delle ali dei padroni di casa. Il centrocampo a rombo ha protetto la zona centrale, ma sui lati il Liverpool ha fatto il bello e il cattivo tempo, trovando in diverse occasioni la via del cross. Meglio è andata nella ripresa, con gli Spurs che non hanno più commesso grandi sbavature. E a proposito di sbavature, è impossibile non sottolineare, in occasione del secondo calcio di rigore, il goffo (non) intervento di Van Dijk, pagato 85 milioni, ma già protagonista in negativo contro lo Swansea. Sicuri che a quel prezzo non c’era niente di meglio?

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Paolo Gaetano Franzino

Nato a Roma nel 1993, laureato in Scienze della Comunicazione nel 2015. Scrivo di calcio internazionale su “Fox Sports”, di calcio regionale su “Il Calcio di Max” e di calcio in generale su “Parola al calcio”.