Focus tattico sul Barcellona: le idee di Valverde e la classe di Messi

In origine c’era l’Athletic Bilbao di Ernesto Valverde, una squadra bella vedere che in quattro anni raggiunse tre qualificazioni in Europa League e addirittura una in Champions, a spese del Napoli di Benitez. La formazione basca giocava con un 4-2-3-1 molto verticale, all’opposto col tiki-taka orizzontale del Barcellona, cosa che comunque non ha impedito al tecnico di Viandar de la Vera (un comune di soli 246 abitanti) di approdare in Catalogna la scorsa estate.

A dire il vero, qualche punto in comune tra la sua tattica e quella di Luis Enrique c’era: squadra corta, baricentro alto, pressing immediato. Niente che ricordasse il possesso palla, però, ed è anche per questo che all’inizio il Barcellona ha faticato, rimediando un complessivo 5-1 dal Real Madrid, in Supercoppa di Spagna, nelle prime due partite successive allo scioglimento della MSN.

Valverde ha iniziato malissimo la sua esperienza in Catalogna, sperimentando senza successo anche la difesa a tre, subito abbandonata a causa dell’infortunio di Piqué, che dopo la sconfitta disse pubblicamente di sentirsi inferiore al Real Madrid per la prima volta in nove anni. Già dalle prime giornate di campionato, però, Valverde ha trovato la quadratura del cerchio, adattando le sue idee di gioco alle caratteristiche dei calciatori a disposizione, in particolare alle qualità di Lionel Messi, riproposto nella posizione di falso nueve.

La forza del Barcellona: gli schemi di Valverde e il genio di Messi

Dopo la partenza di Neymar, l’argentino è tornato a tutti gli effetti il ‘deus ex machina’ del Barcellona. C’è sempre lui al centro delle azioni blaugrana, come dimostrano i suoi numeri in Liga: 25 gol, 12 assist e 30 grandi opportunità create in ventotto partite giocate. Messi è il fulcro del gioco in ognuno dei moduli utilizzati da Valverde: 4-3-3, 4-4-2 e 4-3-1-2.

L’allenatore del Barcellona ha infatti trovato tre soluzioni tattiche che nel corso della stagione gli hanno permesso di sopperire alla cessione di Neymar, al mancato acquisto estivo di Coutinho e all’infortunio di Dembélé. ‘El Txingurri’ (‘La Formica’, il soprannome di Valverde) alterna gli schieramenti a seconda degli uomini a disposizione: 4-3-3 con Dembélé a destra, 4-4-2 con Coutinho su una delle due fasce, 4-3-1-2 con Paulinho trequartista. Gli altri dieci calciatori, turnover o indisponibilità a parte, sono sempre quelli: Ter Stegen, Sergi Roberto, Piqué, Umtiti, Jordi Alba, Rakitic, Busquets, Iniesta, Suarez e naturalmente Messi.

I diversi moduli non modificano la natura del Barcellona. L’intenzione di Valverde è quella di favorire al massimo le caratteristiche dei propri giocatori, come l’esplosività di Dembélé, la tecnica di Coutinho e la capacità di inserimento di Paulinho. Con qualsiasi schieramento i blaugrana mettono sul campo le idee del tecnico, un mix tra i vecchi schemi dell’Athletic e l’ideologia del Barça. Non c’è più il tiki-taka di Guardiola: quest’anno, in molte partite, il possesso palla non ha superato il 60%. Con Valverde in panchina il gioco è diventato più verticale, anche se i tagli in profondità degli attaccanti, marchio di fabbrica durante l’esperienza nei Paesi Baschi, vuoi per i continui infortuni di Dembélé, vuoi perché Inaki Williams e Muniain sono rimasti al Bilbao, non si sono ancora mai visti. In Catalogna, il tecnico ha invertito i protagonisti: l’attaccante (Messi) lancia, gli altri (spesso Paulinho e Jordi Alba) ricevono.

Il già citato scioglimento della MSN ha inoltre ridato al centrocampo un ruolo fondamentale in fase d’impostazione, dopo che Luis Enrique aveva delegato il giro palla esclusivamente al tridente offensivo. In questo modo, Rakitic è tornato un punto fermo della mediana del Barcellona e le sue esclusioni dall’undici titolare della passata stagione sono ormai un lontano ricordo.

La formazione anti-Roma

Nei quarti di Champions League i blaugrana affronteranno la Roma. La gara d’andata si giocherà al Camp Nou il 4 aprile, il ritorno sei giorni dopo all’Olimpico. Contro i giallorossi non sarà disponibile Coutinho, pertanto il suo posto verrà preso da Paulinho o Dembélé. È possibile che nella prima partita Valverde punti sul centrocampista brasiliano, affidandosi alle caratteristiche più offensive di Dembélé nel momento in cui la squadra sarà chiamata a rimontare o a chiudere definitivamente i conti. D’altronde, come specificato dallo stesso Valverde, il 4-3-1-2 con Paulinho trequartista è un sistema più collaudato rispetto al 4-3-3 con Dembélé, utilizzato, nelle grandi sfide, solo contro la Juventus nella fase a gironi e con i Blues al ritorno degli ottavi.

Il rombo di centrocampo è nato quando il tecnico del Barcellona si è reso conto che, una volta isolato Messi, senza poter contare sulle accelerazioni di Dembélé, la fase offensiva era divenuta più prevedibile. L’aggiunta di un centrocampista ha permesso di aumentare le vie di passaggio della ‘Pulce’; allo stesso tempo gli inserimenti e la forza fisica di Paulinho (8 gol quest’anno) hanno regalato un uomo in più all’attacco.

I punti deboli del Barcellona

Come si ferma il Barça? In primis, isolando Messi. Facile solo a dirsi, eppure dovrà essere questa la strategia da usare. Se l’argentino è costretto a prendere il pallone lontano dalla porta avversaria, si distanzia di troppi metri dagli altri due compagni di reparto, sguarnendo così la zona offensiva. Il problema, però, è che un Messi in giornata di grazia diventa potenzialmente immarcabile, e pur privi dei rifornimenti del numero dieci, i vari Suarez, Iniesta e Rakitic sono calciatori in grado di cambiare la partita da un momento all’altro. È anche per merito loro, infatti, se il Barcellona è ancora imbattuto sia in Liga che in Champions League.

Un piccolo campanello d’allarme comunque c’è, dal momento che la media gol a partita di Messi, tra la prima e la seconda parte di stagione, è calata da 1.14 a 0.65. Il problema, per i giallorossi, è che nel frattempo è aumentata quella di Suarez: da 0.29 a 0.78 gol a partita. Pure con l’argentino lontano dalla porta, quindi, non è detto che il Barça non riesca a segnare.

La Roma dovrà restare corta, difendersi bene senza farsi schiacciare e puntare su rapidi capovolgimenti di fronte, approfittando del fatto che dietro alla linea di metà campo, spesso, agiscono solo due-tre calciatori blaugrana più il portiere. Gli uomini di Di Francesco dovranno pressare alto quando la palla è sui piedi di Ter Stegen, per poi scivolare con ordine all’indietro quando la sfera arriverà ai centrocampisti. Sarà inoltre fondamentale occupare gli spazi tra le linee.

In questo modo, due stagioni fa, la Roma di Rudi Garcia riuscì a fermare all’Olimpico gli allora campioni d’Europa in carica: esemplare fu la prestazione di Dzeko, il quale più volte sorprese con i suoi filtranti la difesa avversaria, senza però che i suoi compagni raccogliessero i suoi assist (il pressing altissimo del Barcellona non è cambiato tanto dal 2015). I capitolini dovranno essere cinici, dimenticando, per due sere, di aver gettato via diversi punti in campionato proprio per i pochi gol fatti in relazione alle tante occasioni create.

Paolo Gaetano Franzino

Nato a Roma nel 1993, laureato in Scienze della Comunicazione nel 2015. Scrivo di calcio internazionale su “Fox Sports”, di calcio regionale su “Il Calcio di Max” e di calcio in generale su “Parola al calcio”.