Le7sorelle: l’Inter di Moratti e di Ronaldo

Le “7 sorelle” è un viaggio alla riscoperta delle protagoniste dei campionati di Serie A tra la fine degli anni ’90 e l’inizio del terzo millennio, raccontandovi le vicissitudini di Fiorentina, Juventus, Inter, Lazio, Milan, Parma e Roma.

All’interno dei nostri approfondimenti troverete i protagonisti (allenatori, calciatori e dirigenti), le formazioni titolari, foto d’epoca, interviste e video per rivivere le emozioni di quel periodo.

La protagonista di questo articolo è l’Inter, la “sorella” che vinse meno delle altre in quel periodo ma che è riuscita nell’impresa di far sbarcare in Italia un calciatore che è stato semplicemente IL calcio: Ronaldo Luís Nazário de Lima detto “O Fenômeno“.

Le7sorelle: la storia dell’Inter

Nella storia dell’Inter ci sono due momenti fondamentali: il ciclo di Helenio Herrera e quello di José Mourinho. I nerazzurri nel 1964 misero in bacheca la loro prima Champions League battendo il Real Madrid a Vienna e la stagione successiva bissarono il trionfo europeo superando il Benfica (appena “maledetto” da Béla Guttman) a San Siro.

Moratti
Moratti insieme a Zanetti durante i festeggiamenti della Coppa Italia

Per aspettare una nuova affermazione dei nerazzurri nella massima rassegna continentale dovranno passare ben 45 anni quando nella stagione 2009-2010 la squadra allenata da Mourinho conquistò il triplete, ancora unico club italiano ad essere riuscito nell’impresa. Il comune denominatore tra gli anni ’60 e gli anni ’10 del XXI° secolo è la presidenza Moratti, prima nella figura di Angelo e poi del figlio Massimo, ma quest’ultimo prima di eguagliare le vittorie del padre ha dovuto digerire parecchie delusioni.

Il presidente: Massimo Moratti

Se il mecenatismo è stata una caratteristica comune a tutti i presidenti delle 7 sorelle, nel caso di Massimo Moratti è stata una lunga storia d’amore nei confronti della sua creatura prediletta. Un sentimento che trascende il tifare per una squadra di calcio. Moratti acquista l’Inter il 25 febbraio 1995 con l’intento di riportare il club ai fasti dell’epoca di Herrera.

Moratti Inter
Massimo Moratti durante i festeggiamenti per la Coppa UEFA 1998

I primi anni di presidenza vengono caratterizzati da ingenti sforzi economici (stimati in quasi un miliardo di lire) per azzerare il debito della società e per acquistare i migliori calciatori del mondo, abbattendo per due volte nel giro di pochi anni il record del calciatore più costoso del calciomercato con gli acquisti di Ronaldo Vieri. Le difficoltà emotive miste a quelle dei risultati hanno spinto Moratti a rassegnare per due volte le dimissioni da presidente in diversi periodi. La prima il 6 maggio 1999, dopo le pesanti critiche piovutegli per aver scelto riaffidare la squadra a Roy Hodgson, già allenatore nei primi anni della nuova gestione interista e reo di essere stato quello che aveva favorito la cessione di Roberto Carlos (“perché non sapeva difendere”). La seconda il 19 gennaio 2004, quando venne affiancato da Giacinto Facchetti che resterà in carica fino al giorno della sua scomparsa, il 4 settembre 2006.

Nonostante le crisi cicliche l’ambiente nerazzurro non ha mai voltato le spalle al suo presidente, restandogli accanto in virtù di quell’amore pazzo e incondizionato verso quella squadra. Moratti è stato un abile ragioniere anche quando veniva tradito dalle sue stesse emozioni. Pretese il rinnovo di Recoba (a cifre da capogiro) perché stravedeva per quel calciatore, fece da tutor al giovane Adriano affinché non gettasse via il suo talento, cambiava allenatori in continuazione come fossero dei vestiti che non calzassero più bene. Aldilà dei successi e degli insuccessi, la figura del presidente possiamo sintetizzarla in questa frase dello Special One:

Mi sono bastati cinque minuti per capire che il calcio e l’Inter sono la sua vita. Ha respirato Inter fin da piccolo e ha una memoria straordinaria. E non parla mai della “sua” Inter: la squadra, per lui, è dei tifosi. La più grande gioia che ho ricevuto dal calcio è stato regalargli quella coppa. Anche per lui penso sia stato il momento più bello in assoluto.

La formazione dell’Inter di Simoni

Il nostro viaggio circoscritto all’epoca delle 7 sorelle non è coerente con gli anni di Mancini e Mourinho, i cicli di maggior successo dell’Inter di Moratti, ma la stagione 1997-1998 è senz’altro un momento positivo incastonato tra le delusioni di quelle annate. In estate viene attuata una vera e propria rivoluzione con l’ingaggio di Gigi Simoni, artefice di ottimi campionati a Piacenza e l’acquisto del futuro Pallone d’Oro Ronaldo dal Barcellona per 48 miliardi di lire.

Simoni Inter
Gigi Simoni insieme a Ronaldo nell’estate del 1997

Simoni vara un 3-4-1-2 con Gianluca Pagliuca tra i pali dietro il terzetto composto da Beppe Bergomi (capitano e zio dell’Inter) e dai neoacquisti Taribo WestColonnese; a centrocampo un mix fra tecnica e sostanza con la coppia argentina Javier Zanetti-Diego Simeone Cauet Winter, oltre a Zé Elias come primo rincalzo; la trequarti era la zona di competenza di Djorkaeff che agiva a supporto delle giocate di Ivan Zamorano e di Ronaldo.

Formazione Inter Coppa Uefa
L’XI tipo dell’Inter di Simoni 97-98

L’Inter in campionato partì a razzo conducendo la testa della classifica per 16 giornate, nelle quali sconfisse la Juventus, ma l’inaspettata sconfitta casalinga contro il Bari e il pareggio in trasferta ad Empoli permisero ai bianconeri di chiudere il girone d’andata da campioni d’inverno. La restante metà del campionato proseguì con le due squadre quasi appaiate, così si arriva allo scontro diretto di Torino valido per la 30ª giornata. Una sola lunghezza separava le due squadre, la Juve passò in vantaggio a metà del primo tempo con una rete di Del Piero. Nella ripresa poi l’arbitro Ceccarini diventa protagonista con la scelta di soprassedere al contatto tra Iuliano e Ronaldo in area bianconera; nel capovolgimento di gioco assegnò però un rigore in favore della Juventus per l’intervento falloso di West su Del Piero. Lo stesso attaccante sbagliò dal dischetto facendosi neutralizzare il tiro da Pagliuca, mentre nel finale (ormai incandescente) Zé Elias venne espulso. Quella partita è ancora oggi l’oggetto di accese discussioni tra le due tifoserie.

Formazione Inter Coppa UEFA
L’undici titolare schierato nella finale di Parigi

Il cammino in Coppa UEFA invece si rivelò vincente. L’Inter cominciò dal primo turno eliminando gli svizzeri del  Neuchâtel Xamax con un doppio 2-0, poi affrontò il Lione che s’impose per 1-2 a San Siro ma dovette arrendersi nella sfida di ritorno in Francia dove la squadra di Simone passò per 1-3. Negli ottavi di finale altro avversario francese, lo Strasburgo, e altra rimonta: la sconfitta d’oltralpe per 2-0 fu vendicata nel 3-0 casalingo. La doppia sfida dei quarti di finale vide i nerazzurri contro lo Schalke 04, l’andata a San Siro fu decisa da un gol di Ronaldo ma i tedeschi pareggiarono il conto in extremis nel ritorno a Gelsenkirchen, poi dopo appena 2′ supplementari Taribo West, di testa, su azione di corner, spedì l’Inter in semifinale (ai tempi vigeva la regola del golden gol). In semifinale lo Spartak Mosca fu regolato con doppio 2-1, con Ronaldo mattatore del ritorno di Mosca dove realizzò una doppietta. L’atto conclusivo mette l’Inter contro un’altra italiana, la Lazio di Sven-Goran Eriksson, in quella che è stata la prima finale unica nella storia del torneo. La finale di Parigi doveva essere sulla carta una sfida equilibrata ma Zamorano dopo appena 4′ portò i suoi in vantaggio; Zanetti e Ronaldo fissarono il punteggio sul definitivo 3-0. L’Inter celebrò la sua terza Coppa UEFA ma soprattutto portò ad Appiano Gentile il primo trofeo della gestione di Massimo Moratti.

La stella: Ronaldo

La fenomenologia dello spirito del Fenômeno è nei due numeri che ha indossato nell’avventura interista: il 10 il 9. Siamo ancora (per poco) nel calcio in cui i numeri sulle spalle hanno un valore importante. In campo non c’era soltanto un Ronaldo, bensì due calciatori che agivano in contemporanea. Un fantasista brasiliano con un tecnica fuori dal comune e un bomber implacabile d’area di rigore, il tutto combinato in un unico paia di gambe e in un ginocchio maledettamente fragile. Danzava palla al piede spostandosi il pallone tra destro e sinistro, sinistro e destro, destro e sinistro, con estrema naturalezza mentre veniva pressato dai più forti difensori del mondo che non sapevano contenerlo in marcatura, perché oltre il talento aveva un’imponente forza fisica che gli permetteva di vincere parecchi contrasti. In campo aperto è stato fra i più grandi calciatori della storia, correva a 36 km/h e anche dopo i gravi infortuni è riuscito a mantenere un rendimento elevato pur perdendo parte della sua velocità.

Ronaldo Inter
La celebre esultanza di Ronaldo a braccia aperte

Il primo grave stop lo rimediò il 21 novembre 1999, durante una sfida contro il Lecce, nel quale si lesionò il tendine rotuleo del ginocchio destro. Dopo quasi sei mesi d’inattività tornò in campo il 12 aprile 2000 a Roma, durante la finale d’andata della Coppa Italia contro la Lazio, ma il ginocchio cedette nuovamente dopo appena 6′ minuti dall’ingresso in campo e questa volta il tendine rotuleo si ruppe completamente. La convalescenza di una nuova operazione lo costrinse a saltare un interno campionato prima di tornare in campo nella stagione 2001-2002, che terminò con l’amaro epilogo del 5 maggio e le lacrime di Ronaldo all’Olimpico rimarranno l’ultima immagine del Fenomeno in nerazzurro.

Per la mia generazione è stato quello che Maradona o Pelé erano per le precedenti. Era immarcabile. Al primo controllo ti superava, al secondo ti bruciava, al terzo ti umiliava. Sembrava un extraterrestre. – Fabio Cannavaro

Il pezzo da collezione

Impossibile scegliere un’istantanea all’interno della magica carriera: per questo abbiamo scelto tutto il repertorio di Ronnie.

 

Se ti è piaciuto l’articolo lasciaci un commento con i tuoi ricordi sull’epoca delle 7 sorelle e continua a seguirci sul sito e sulla nostra pagina Facebook. Il nostro contributo per Parola al calcio è totalmente gratuito ma spinto da una forte ricchezza:
LA PASSIONE PER IL CALCIO.