Le7sorelle: la Juventus di Del Piero e della triade

Formazione Juventus scudetto

Le “7 sorelle” è un termine giornalistico coniato all’inizio del campionato 1998-99 per indicare un gruppo di candidate allo scudetto. Le squadre in questione erano: la Fiorentina, la Juventus, l’Inter, la Lazio, il Milan, il Parma e la Roma. Il termine è poi passato ad indicare il periodo a cavallo tra gli anni ’90 e l’inizio del XXI° secolo, indubbiamente l’epoca d’oro della Serie A.

In Italia giocavano i migliori calciatori del mondo ma soprattutto vennero disutati i campionati più competitivi di sempre. Nel quadriennio 1999-2002 si alternarono ben 4 diversi campioni d’Italia e negli stessi anni le 7 sorelle si piazzarono tra le prime quattro, ovvero nelle posizioni che valevano l’acceso per la Champions League (grazie al format che debuttò nell’edizione 1999-2000).

Le loro storie meritano di essere rivissute e raccontate perché tra fuoriclasse, presidenti-mecenati successi e fallimenti (finanziari, s’intendono) sono state scritte le pagine più intense del nostro campionato. Dedicheremo un articolo a ciascuna delle sorelle con aneddoti, formazioni, foto e video. In questo pezzo parleremo della sorella più vincente e anche la più anziana: la Vecchia Signora.

Le7sorelle: la storia della Juventus

Non è un caso che per gli addetti ai lavori l’epoca delle sorelle comincia intorno alla metà degli anni novanta e termina con Calciopoli. La Juventus di Marcello Lippi nella stagione 1995-96 vinse la Champions League, allo stadio Olimpico di Roma contro l’Ajax, e al termine del campionato 2005-06 fu retrocessa per illecito sportivo in Serie B.

Juventus Champions League
Gianluca Vialli mentre solleva la Coppa dei Campioni

Il racconto bianconero ruota attorno a questo decennio, il più vincente del club, nel quale la Vecchia Signora vinse 4 volte la Serie A (escludendo i due scudetti revocati dalla giustizia sportiva), 3 volte la Supercoppa italiana, la già citata Champions League, una Coppa Intercontinentale e una Supercoppa europea ma perse tre finali del massimo torneo continentale (di cui due consecutive contro Borussia Dortmund Real Madrid) e due finali di Coppa Italia.

La triade Moggi-Giraudo-Bettega

La storia della Juve di quegli anni è legata alle figure di Luciano Moggi (direttore generale), Antonio Giraudo (amministratore delegato) e Roberto Bettega (vicepresidente) che formarono la celebre “Triade”. I tre entrarono nell’organigramma societario nel 1994 quando Umberto Agnelli (fratello di Gianni) rilevò la società dalle mani di Giampiero Boniperti. L’uomo-simbolo della Triade è stato Moggi, il quale (e pochi lo sanno) già aveva collaborato negli anni settanta come osservatore per i bianconeri e fu lui a portare a Torino giovani del calibro di Gaetano Scirea, Claudio Gentile e l’allora sedicenne Paolo Rossi.

Juventus triade
Moggi, Lippi e Giraudo

Il rapporto poi terminò a causa di una discussione con Boniperti, dopodiché ha attraversato lo stivale da nord a sud ricoprendo incarichi per Lazio, Torino, Roma e Napoli, mettendo a segno i colpi Roberto Pruzzo e Careca. L’aggettivo che ancora oggi descrive maggiormente Lucianone è “grande”, seguito dai sostantivi “Talent scout” o “Ladro”. Un binomio per un personaggio controverso, amato e odiato, abile nel comprare Zinedine Zidane e decine di arbitri. Per sintetizzare chi è stato Luciano Moggi basta citare una frase dell’avvocato Agnelli rivolta a lui nel corso di un’intervista:

Lo stalliere del re deve conoscere tutti i ladri di cavalli.

Ma il regno finisce sotto attacco una mattina del 4 maggio 2006. Alcuni quotidiani pubblicano le intercettazioni telefoniche di un’inchiesta archiviata dal tribunale di Torino in cui Moggi e Giraudo concordavano con il designatore arbitrale Pairetto, delegato UEFA, i nomi dei direttori di gara che dovevano essere sorteggiati per le partite di Champions League. La palla di neve si trasforma nella slavina di Calciopoli che investe le big del calcio italiano ma soprattutto la Juventus, declassata all’ultimo posto e sbattuta in Serie B, sancendo la fine delle sette sorelle che avevano già conosciuto la bancarotta di Lazio e Parma e il fallimento della Fiorentina.

La formazione della Juve di Lippi e di Capello

In questo decennio sulla panchina bianconera si alterarono tre allenatori: Marcello Lippi, Carlo Ancelotti e Fabio Capello, ma la più grande impronta è stata lasciata da Lippi. Il tecnico di Viareggio firma la prima volta nell’estate 1994 (in coincidenza con l’insediamento della Triade), andando a raccogliere l’eredità di una leggenda del club come Giovanni Trapattoni. La Juve in quel momento sta vivendo il più lungo periodo della sua storia senza vincere uno scudetto, inseguito dal lontano 1986 e soltanto sfiorato negli anni del Napoli di Maradona, dell’Inter dei tedeschi (e del Trapp) e del Milan degli olandesi.

Lippi
Marcello Lippi durante la sua seconda avventura in bianconero

La formazione scelta da Lippi è un 4-3-3 con robusto centrocampo ridisegnato dai neoacquisti Paulo Sousa e Didier Deschamps a supporto dell’attacco Baggio-Ravanelli-Vialli, ma dietro di loro scalpita un giovanissimo Del Piero. Il primo anno di Lippi coincide con la vittoria del campionato a cui segue un quadriennio di successi in Italia e in Europa, l’esplosione a livello mondiale del talento di Del Piero e l’acquisto di grandi calciatori come Zidane, Davids, Vieri e Inzaghi. All’inizio della stagione 1998-99 Lippi annuncia il suo addio alla Juve ma il ciclo s’interrompe bruscamente a quattro mesi dalla fine del campionato, quando viene esonerato dopo una sconfitta interna con il Parma.

Passano due anni, e un’infelice parentesi all’Inter, e Lippi fa ritorno nella sua Juve, anch’essa reduce da un biennio avaro di successi con Ancelotti in panchina che aveva collezionato soltanto piazzamenti dietro a Lazio e Roma. L’inizio del Lippi-bis non è dei migliori perché in estate Zidane viene venduto al Real Madrid ma la partenza del miglior calciatore in rosa, paradossalmente, segnerà la svolta. La dirigenza acquista infatti BuffonThuram, e Nedved, e proprio il lavoro tattico di Lippi sul calciatore ceco, avanzato da mezzala a trequartista, sarà una delle chiavi per lo scudetto, conquistato al fotofinish il 5 maggio 2002.

Formazione Juve Lippi
L’XI tipo del primo ciclo di Lippi

Il campionato successivo vede ancora l’affermazione dei bianconeri che però persero l’ennesima finale europea contro il Milan ai calci di rigore, quella che è stata la prima (e unica) disputata da club italiani. La stagione 2003-2004 vede l’addio definitivo di Lippi alla Juve, con l’incarico in Nazionale dove si presenta con una pessima sconfitta contro l’Islanda (e quello che accade dopo è storia), ma prima di lasciare Torino realizza un altro capolavoro tattico. L’arretramento di Gianluca Zambrotta da esterno di centrocampo a terzino, ruolo in cui si affermerà tra i migliori interpreti della sua generazione e la riprova è appunto nel Mondiale tedesco.

Mi ritrovai con un piacevolissimo problema: due grandi calciatori [Camoranesi e Zambrotta] per un solo ruolo. Decisi che i grandi calciatori devono giocare sempre, anche a costo di cambiare ruolo. Proposi a Gianluca di provare a giocare difensore esterno a sinistra, in poco tempo calciava quasi meglio di sinistro che di destro.

Fabio Capello così si ritrova a sua disposizione un’ossatura fortissima e impreziosita dagli innesti di Cannavaro, Vieira, IbrahimovicEmerson e Zebina (quest’ultimi dei fedelissimi di Don Fabio nella Roma)La Juve infatti vince due campionati consecutivi ma in Europa non riesce ad andare oltre i quarti di finale, qualcosa di imperdonabile considerando che la potenza di quella formazione titolare.

Formazione Juve Capello
L’XI tipo della Juve di Capello

La stella: Alex Del Piero

Capitano della Juventus dal 2011 al 2012, detiene il primato assoluto di reti (209) e di presenze (705) con la maglia bianconera. Soprannominato Pinturicchio dall’Avvocato per l’eleganza del suo stile di gioco, è considerato tra i migliori giocatori nella storia del calcio italiano e senza dubbio è stato il più forte degli anni novanta. Del Piero è stato un attaccante prolifico, l’unico ad aver vinto la classifica marcatori di Serie A e Serie B in rapida successione, nonostante amasse giocare come seconda punta dietro al centravanti.

Del Piero Juventus
Prima pagina della Gazzetta dello Sport del 13 settembre 1995

Destro naturale, dotato di un notevole bagaglio tecnico e spirito di sacrificio, assist-man, abilissimo nell’uno-due come nel dribbling, uno dei maggiori specialisti nei calci di punizione, marchio di fabbrica il “gol alla Del Piero“. Un gesto tecnico che è entrato nel linguaggio comune per descrivere un tiro a effetto verso il secondo palo, ininfluente il fatto che venga eseguito da un ragazzino per strada come da un fuoriclasse mondiale perché è universalmente attribuito come destro a giro alla Del Piero.

Il pezzo da collezione: il gol di Trezeguet a San Siro

8 maggio 2005, 35ª giornata di campionato. A San Siro va in scena lo scontro diretto tra le due capoliste del campionato, Milan e Juve, che sono appaiate in testa alla classifica con 76 punti. Il cronometro segna 28 minuti quando Nedved recupera palla e fa scattare il contropiede. Del Piero entra in area ma non trova varchi liberi, si aggiusta la palla e si inventa un cross-rovesciata diretto per David Trezeguet che raccoglie di testa dal cuore dell’area di rigore e supera Dida. Il movimento e la velocità d’esecuzione del francese sono certo degni di nota ma l’assist del Pinturicchio è certamente un ca-po-la-vo-ro.

 

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