Ronaldinho lascia il calcio: l’illegalità del talento

Ronaldinho

Ronaldinho ha appeso gli scarpini al chiodo. La notizia è stata rilasciata da Roberto Assis de Moreira, il fratello-agente, ai microfoni di “O Globo”. La partita d’addio verrà disputata in estate dopo la fine del Mondiale in Russia, ma non sono ancora state fornite né data né luogo.

Il Gaùcho, che oggi ha 37 anni, è svincolato dal settembre 2015, da quando rescisse con la Fluminense dopo 7 presenze nel campionato brasiliano, senza assist né gol. Ronaldinho durante questo periodo ha giocato esclusivamente partite di esibizione, l’ultima lo scorso luglio in Cecenia nella quale dichiarò di sentirsi ormai troppo vecchio per calcare i campi di calcio.

Il palmarés del fantasista brasiliano vanta un Mondiale con la Seleção nel 2002, il Pallone d’Oro nel 2005 e una Champions League con il Barcellona nel 2006. Nel corso della carriera ha giocato anche in Serie A, dove ha collezionato 95 presenze e 26 gol con la maglia del Milan.

Ronaldinho lascia il calcio

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Goal.comRonaldinho, classe 1980, è stato un calciatore completo tra i migliori della sua generazione. Dotato di uno straordinario bagaglio tecnico, di eccellenti capacità nel dribbling (il più famoso senza dubbio è l’elastico), nonché un ottimo tiratori di calci piazzati. Il Gaùcho poteva ricoprire sia il ruolo di trequartista che di attaccante, soprattutto esterno sinistro, essendo un prolifico uomo-assist. La sua carriera inizia nelle giovanili del Grêmio, squadra nella quale esordisce a 18 anni in un match di Copa Libertadores. Nel gennaio 2001 sbarca in Europa firmando per il Paris Saint-Germain, ma a causa di una controversia legata al suo trasferimento sarà tesserato dal club francese soltanto nell’estate successiva.

Con il club parigino rimane per due stagioni prima del passaggio al Barcellona, la tappa più luminosa della sua carriera. In cinque stagioni con la camiseta blaugrana incanta il mondo intero vincendo due campionati, due Supercoppe di Spagna, una Champions League, due FIFA World Player e soprattutto un Pallone d’Oro nel 2005. La partita-manifesto del Gaùcho rimarrà El Clásico del 19 novembre 2005 nella vittoria del Barça per 3-0 sugli storici rivali del Real Madrid. Segnò una rete memorabile, dopo aver percorso metà campo palla al piede e superato in dribbling tre avversari, con l’intero pubblico del Santiago Bernabéu in piedi per una standing ovation passata alla storia.

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19 novembre 2005, Bernabéu, Messi celebra insieme al Ronaldinho il terzo gol del Barça: e che gol! (Denis Doyle/Getty Images)

In seguito all’esplosione di un certo Messi, che eclissò la stella del fenomeno brasiliano, Ronaldinho lasciò la Spagna per trasferirsi nel Milan. Dopo due stagioni e mezzo con i rossoneri, e un gol-vittoria nel primo derby della Madonnina di José Mourinho, fa ritorno in Brasile dove giocherà con il Flamengo, Atlético Mineiro e Fluminense, con una breve parentesi messicana nel Querétaro.

Per molti è stato un grandissimo calciatore, per altri semplicemente il calcio in tutta la sua essenza. Tanti protagonisti del rettangolo verde hanno commentato il suo addio dai campi, ma c’è una definizione in particolare che colpisce il cuore degli appassionati. È quella di Riccardo Trevisani che nella sua pagina di Facebook lo ha omaggiato con un post. Il telecronista di Sky scrive: [Ronaldinho] non sarà mai stato il più vincente, forse neanche il più forte in assoluto, ma è stato l’illegalità per eccellenza. Il Calcio. E davvero non c’è altro d’aggiungere sul talento di uno dei protagonisti del calcio del XXI° secolo. Ronaldinho, l’illegalità del talento.